Eventi
GEE, ANDY!
il mondo dell'artista-mito della "Pop Art"
ANDY WARHOL

Con l'accordo della Andy Warhol Foundation - New York
Ideazione e coreografia Matteo Levaggi
Musica originale Andy dei Bluvertigo e Gianluigi Di Costanze (Bochum Welt)
Costumi Roger Salas
Script Dario Musso
Video Andrea Scaglione
Luci Fullight
danzatori: Matteo Levaggi, Giuseppe Cannizzo, Elisa Carli, Jennifer Chicheportiche, Razvan Marius Dumitru, Monica Garcia, Gianluca Martorella, Viola Scaglione, Loris Zambon e la partecipazione, in un video originale di Milena Vukotic

Supporto audiovisivo: Euphon S.p.A. - Produzione Video: Entechne S.r.l
Maestro e Assistente alla coreografia: Michael Puleo Realizzazione Costumi: Manuela Dello Preite
Debutto al Festival "II Violino e la Selce" di Fano il 22 luglio 2001
(Anteprima 19 luglio 2001 al Museo per l'Arte Contemporanea Castello di Rivoli - Torino)
Balletto Teatro di Torino - via Ormea, 51 10125 Torino

Luccicare, stare sempre sotto ai riflettori, tenere la scena mondana da protagonista assoluto: soprattutto questo piaceva a Andy Warhol, il più noto e discusso degli artisti della Pop Art americana, la star della cultura underground più spudoratamente trasgressiva nel fare un'icona di se stesso e del suo successo commerciale. La sua arte è stata - ed è - quella di dare alle immagini quotidiane più banali la nobiltà, appunto, di arte, facendone al tempo stesso mercé, ripetibile all'infinito, e mettendo in mostra con la stessa attitudine seriale e impassibile, nelle sue fotoserigrafie ultracolor, le scatole di zuppa, le bibite, i dadi e l'assassinio del Presidente Kennedy, rendendo cioè "alta" la "triviale" way of life di massa d'oltreoceano, dalle gigantografie dei divi agli incidenti d'auto alle esecuzioni capitali. Warhol ha rovesciato con successo le scale di valori tradizionali, inventandosi uno sguardo diverso su di sé, sui suoi amici del leggendario gruppo della Factory, sulla realtà.
È uno sguardo il suo, disincantato e cinico, ancora attuale? Matteo Levaggi, giovane coreografo e danzatore, che ha scelto di ispirarsi al suo mito, ne è certo. Lo evoca oggi, mostrando in video frammenti di "warholianità", ma soprattutto assumendo nel suo lavoro il punto di vista smaliziato del pop artista USA, che non ha bisogno di racconti, ma di oggetti in sé narrativi, in questo caso oggetti-danza.
Negli undici quadri, da "humus" a "factory" a "cattivo profeta" (Warhol si sbagliava quando affermò che sarebbe stato dimenticato, dopo morto) passando per la "fama" - riprendere i dettagli del proprio corpo mentre si danza con una telecamera radiocomandata (sempre la contraddizione reale/artificiale, dove l'artificio è più vero del vero, warholianamente, nella sua sofisticata volgarità) -Gee, Andy! di Matteo Levaggi si presenta come un balletto "a-sentimentale", per corpi plastici, da modelli, di ricercata superficialità, intessuto di molte solitudini, di guerra dei sessi, di puritano ritegno nei contatti, e costruito pescando spregiudicatamente in tutta la danza, dal contemporaneo all'hip hop. Tutti sono abbigliati in vinile fluò acidulo in sintonia con la musica elettronica di oggi, del duo Portamento, che strizza l'occhio ai Velvet Underground anni '60, e con piccole citazioni a ricordare l'immaginario di Warhol, qualche parrucca (bionda, della Monroe, e argento, di Andy stesso), i cuscini gonfiabili offerti a Mercé Cunningham per RainForest del 1968, e un colpo di pistola, quello dell'attentato contro l'astuto Andy, che seppe trasformare anche questo in un evento mediatico.

Elisa Guzzo Vaccarino

CRITICAI. REVIEWS

- "Fantastici quegli anni [...] gli anni di Warhol fra i '60 e i 70. Raccontarli in danza, come ha fatto il giovane coreografo e danzatore Matteo Levaggi, vuoi dire prima di tutto governare una valanga di sollecitazioni e condurre lo spettatore attraverso un percorso di immagini continuamente cangiante. E Levaggi c'è riuscito pienamente. Non solo per la sua capacità di sviluppare una danza fatta di velocità, energia, rischio, e di presa immediata sul pubblico; ma anche grazie a una catturante colonna sonora realizzata da Andy dei Bluvertigo e Gianluigi Di Costanze; grazie a una valanga di divertenti costumi realizzati dal cubano Roger Salas."

Sergio Trombetta, La Stampa

- "Il Warhol guardone, il Warhol provocatore, il Warhol manipolatore, il Warhol mondano, cinico e disilluso, infine il "Warhol della sua mamma", la cui voce e immagine accompagnano lo spettacolo, sono rievocati tutti e tradotti in termini di movimento, di ritmo, di velocità, d'interazione tra i ballerini e le immagini video, in una serie di undici quadri, tra cui diversi d'insieme ben costruiti e alcuni duo bellissimi. Matteo Levaggi, da artista del suo tempo, si è appropriato con molta abilità dei miti orchestrati da Warhol. [...] Il suo linguaggio coreografico appartiene alla famiglia di Forsythe e di Karole Armitage, con i quali condivide la stessa qualità di movimento, pur possedendo ancora la foga della giovinezza. Ma con Gee, Andy! L'ambizione di Levaggi supera la semplice coreografia."

Sonia Schoonejans, Balletto Oggi

- "Con la musica originale di Andy e Bochum Welt dei Bluvertigo, nel segno dell'artificiosità più spudorata, Gee Andy! sviluppa i suoi undici quadri con la voglia di fare dei corpi danzanti l'icona di una immaginaria fashion art, giocando sulla plastica, dei muscoli e degli oggetti."

Elisa Vaccarino, II Giorno

- "Splendido. Tra tutti spicca Matteo Levaggi, affascinante ideatore, coreografo e interprete principale dello spettacolo dalla fresca e vivace forza creativa, impressionante per il personalissimo stile fatto di morbidi movimenti, uniti ad una maturità artìstica che stride con i suoi ventiquattro anni. Uno spettacolo gradevole e leggero, ma volutamente freddo e a-sentimentale, a sottolineare tutto Fa-personale distacco di un artista che se da un lato ha nobilitato la realtà della banale quotidianità, facendone vera arte, dall'altra ha demistificato l'arte, privandola della sua originalità di pezzo unico. A completare il tutto i bellissimi costumi di Roger Salas"

Cristina Targa, II Gazzettino

- "In Gee, Andy! Levaggi fa proprio l'insegnamento della Armitage: lo stile neoclassico ancheggiante, aperto, pericoloso e il febbricitante gusto postmoderno. Enuclea undici luoghi o topici nella vita-arte di Warhol: dal ristorante-negozio Serendipity alla Factory, dall'indissolubile legame con la madre al culto della bellezza bisex. E mette alla prova la compagnia (otto elementi)."

Marinella Guatterini, II Sole 24 ore